Cari genitori, 

stiamo vivendo un periodo di incertezza e sgomento che mai ci saremmo aspettati, quindi ho sentito il desiderio di scrivervi una lettera, così, tanto per accorciare le distanze. Quelli che mi conoscono di più lo sanno: quando ho un po’ di tempo scrivo. E adesso, di tempo ce n’è tanto. Paradossale però, non siamo mai contenti: durante tutto l’anno ci lamentiamo che non abbiamo mai abbastanza tempo, ma quando poi ci ritroviamo ad averne troppo, non sappiamo che cosa farne e siamo più nervosi di prima… 

Ad ogni modo, ritornando alla scuola di danza vuota, in realtà non è vero. Io sono qui ora mentre vi scrivo, e vi assicuro che non è affatto così: negli spogliatoi c’è una sacca dimenticata con dentro gonna e scarpe di carattere, ci sono un pettine e del gel sul davanzale della finestra, ci sono i tappetini lasciati in disordine nelle sale – e questo non va bene. A dire il vero c’è tutto per poter fare lezione come sempre, ma mancano i vostri figli. Mancano i loro sorrisi quando entrano, mancano i “com’è andata oggi a scuola?” e manca venire a chiamarli nello spogliatoio quando inizia la lezione. Mancano persino gli chignon fatti male, quelli che si sciolgono non appena si inizia a saltare, e mancano le lamentele delle ragazze grandi quando sono troppo stanche. 

In un momento come questo, credetemi, non so nemmeno io che cosa dire o che cosa fare. Di solito, noi insegnanti siamo stressate per un concorso, per gli esami, per un’esibizione… e adesso? Adesso siamo ancora più stressate, perché non sappiamo che cosa succederà domani, non sappiamo se possiamo riprendere le nostre attività, insomma, non sappiamo che cosa fare per garantire ai vostri figli il percorso di crescita che gli abbiamo promesso. Ecco perché siamo agitate. È rimasto tutto fermo, come congelato, ad aspettare un “via libera” che tarda ad arrivare. 

Potremmo fare attività in piccoli gruppi, mantenendo le distanze tra di noi, e con qualcuno che controlla il nostro stato di salute quando entriamo e usciamo da scuola? Forse sì, anche se a dir la verità non l’ho ancora capito con chiarezza. Ma potremmo chiamare tutto questo “danza”? Potremmo mai trasformare la scuola in un posto dove le persone entrano con il timore di condividere lo spazio con l’altro, dove la maestra non può toccare l’allievo per correggerlo, dove, insomma, non saremmo liberi? Io credo di no. Certo è che non possiamo trascinare questa situazione per molto tempo, sappiamo bene che la danza, come tutte le altre attività sportive, necessita di allenamento costante, e questa pausa forzata non ci voleva. Ma sono sicura che, come a me, anche ai vostri figli, nonostante magari non lo ammettano davanti a voi, in questo momento manca qualcosa, quel punto di ritrovo dove andare anche quando si è stanchi, anche quando si ha una marea di compiti, ma che ci fa stare bene. 

Ecco, noi vogliamo che la scuola sia e rimanga sempre un luogo dove stare bene, e metteremo sempre in primo piano la salute dei vostri figli. Vi chiederete: “E quindi? Si riapre? E le inizative in programma? E gli esami? E i concorsi? E le prove del saggio?” Non vogliatemene se non ho sempre una risposta pronta su cosa succederà nei prossimi giorni. Sto costantemente cercando di districarmi in questo labirinto di interpretazioni e deroghe, anche se non è per niente facile, ve lo assicuro. Forse, come Alice nel labirinto della regina di cuori, mi perderò anch’io. Forse sbaglierò nelle decisioni, può succedere, ma siate certi che qualunque cosa decideremo, sarà perché ho provato a capire quale potesse essere la scelta migliore per i vostri ragazzi. 

E qui mi rivolgo direttamente a loro: 

Mi raccomando, continuate ad allenarvi e a ripassare, vi abbraccio forte. Non vedo l’ora di pregarvi di non fare troppo rumore negli spogliatoi, vorrà dire che saremo tornati alla normalità. 

Con affetto, 

Elisa 

Elisa Pravettoni

Elisa Pravettoni

Membro del Consiglio Internazionale della Danza (CID) c/o Unesco. Insegnante certificata di Danza Classica RAD RTS (Royal Academy of Dance)